Bioeconomia


  • …Le innovazioni tecnologiche avranno certamente un ruolo in questo senso, ma è il momento di smettere di dare importanza esclusivamente all’aumento dell’offerta.

 

  • Anche la domanda può fare la sua parte, una anche più importante e di maggior efficienza in ultima analisi. Sarebbe stupido proporre la rinuncia completa al comfort industriale dell’evoluzione esosomatica. L’umanità non tornerà nelle caverne, o, piuttosto, agli alberi. Ma vi sono alcuni punti che potrebbero essere inclusi in un programma minimo bioeconomico.

 

  • La produzione di tutti gli strumenti di guerra, non solo la guerra stessa, dovrebbe essere proibita completamente. È del tutto assurdo (ed anche ipocrita) continuare a coltivare tabacco se, nelle dichiarazioni, nessuno vuole più fumare. Le nazioni che sono tanto sviluppate da essere i principali produttori di armamenti dovrebbe essere capaci di raggiungere un ampio consenso su questo divieto senza alcuna difficoltà se, come affermano, possiedono anche la saggezza per guidare l’umanità. Interrompere per sempre la produzione di questi strumenti di guerra non solo la farà finita con gli assassini di massa per mezzo di armi ingegnose ma libererà anche grandissime forze produttive che potranno essere impiegate per l’aiuto internazionale senza pregiudizio del livello di vita nei rispettivi paesi.

 

  • Grazie all’uso di queste forze produttive, e per mezzo di misure aggiuntive ben pianficate e oneste, bisogna aiutare le nazioni in via di sviluppo a raggiungere il più rapidamente possibile tenore di vita buono (non lussuoso). Tanto i paesi ricchi quanto quelli poveri devono effettivamente partecipare agli sforzi richiesti da questa trasformazione e accettare la necessità di un cambiamento radicale nelle loro visioni polarizzate della vita.

 

  • Il genere umano dovrebbe gradualmente ridurre la sua popolazione fino ad un livello in cui l’alimentazione possa essere adeguatamente fornita dalla sola agricoltura organica. Naturalmente, le nazioni che stanno conoscendo un’alta crescita demografica dovranno impegnarsi duramente per ottenere i risultati più rapidi possibili in questa direzione.

 

  • Fino a che non sia diventato comune l’uso diretto di energia solare o sia ottenuta la fusione controllata, ogni spreco di energia per surriscaldamento, superraffreddamento, superaccelerazione, superilluminazione, ecc. – dovrebbe essere attentamente evitato e, se necessario, rigidamente regolamentato.

 

  • Dobbiamo curarci dalla passione morbosa per i congegni stravaganti, splendidamente illustrata da un oggetto contradditorio come l’automobilina per il golf, e per splendori pachidermici come le automobili che non entrano nei garage. Se ci riusciremo, i produttori smetteranno di produrre simili “beni”.

 

  • Dobbiamo liberarci anche della moda, quella “malattia mentale umana”, come la chiamò l’abate Fernando Galliani nel suo celebre Della Moneta (1750). E’ veramente una malattia della mente gettar via una giacca o un mobile quando possono ancora servire al loro scopo specifico. Comprare un’automobile “nuova” ogni anno e arredare la casa ogni due è un crimine bioeconomico. E’ stato già proposto di fabbricare gli oggetti in modo che durino più a lungo. Ma è ancor più importante che i consumatori si rieduchino da sè così da disprezzare la moda. I produttori dovranno allora concentrarsi sulla durabilità.

 

  •  e strettamente legato al precedente, è la necessità che i beni devono essere resi più durevoli tramite una progettazione che consenta poi di ripararli.

 

  • Dovremmo liberarci dalla “sindrome circolare del rasoio elettrico”, che consiste nel radersi più in fretta per avere più tempo per lavorare ad un rasoio che permetta di radersi più rapidamente ancora, in maniera da avere ancora più tempo per progettare un rasoio ancora più veloce, e così via all’infinito. Questo cambiamento richiederà una buona dose di autocritica e un gran numero di ripudi da parte di tutti quegli ambienti professionali che hanno attirato l’uomo in questa vuota regressione senza limiti. Dobbiamo renderci conto che un prerequisito importante per una buona vita è una quantità considerevole di tempo libero trascorso in modo intelligente.
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Nicholas Georgescu-Reogen

Tratto da: Bioeconomia. Verso un’altra economia ecologicamente e socialmente sostenibile. A cura di Mauro Bonaiuti. Torino, Bollati Boringhieri, 2003

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