greenwashing


il problema delle nanopatologie (nanotoxicology – nanotossicologia) (vedi: http://www.stefanomontanari.net/sito/images/pdf/nanopatologie.pdf ) , costituisce un serio pericolo per la salute pubblica e,  purtroppo, in Italia,  molte volte sottovalutato da una parte della comunità scientifica: ad esempio  l’alta incidenza  di malati di cancro tra i militari esposti all’uranio impoverito non è dovuta alle radiazioni ionizzanti, quanto all’inalazione  di nanoparticelle (polveri sottili) di metalli pesanti inorganici ( mercurio (Hg), cadmio (Cd), arsenico (As), cromo (Cr), tallio (Tl), piombo (Pb),  rame (Cu) zinco (Zn)) presenti in atmosfera a seguito della fusione ad alta temperatura degli ordigni.   (vedi: http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer?tipo=BGT&id=187639  ) 
Infatti il rischio di contrarre nanopatologie non deriva soltanto dall’esposizione all’uranio impoverito, dall’inalazione  delle nanopolveri emesse dagli inceneritori oppure dalle amalgame dentali a base di nanofiller di biossido di silicio e/o titanio,   ma anche dall’impiego di nanoparticelle inorganiche  in moltissimi nuovi prodotti “nanotecnologici” impiegati nell’ edilizia: e’ sempre più diffuso l’impiego delle nano-particelle a base di biossido di silicio e di titanio nel settore delle costruzioni ed infrastrutture  (pitture antibatteriche, rivestimenti fotocatalitici antismog, prodotti sequestranti il biossido di carbonio, nanoparticelle a base di minerali inorganici per manti stradali, manufatti edili nanotecnologici, etc), che vengono addirittura pubblicizzati come prodotti e sostanze AD ALTA SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE !!!!)
Oltretutto se applicate sui manti stradali, queste nano-polveri di biossido di silicio e/o titanio, molto spesso del diametro inferiore ad 1 micron, accoppiandosi con le nanoparticelle di metalli pesanti derivate dallo smog, formano un aerosol estremamente più nocivo del PM10 e del PM 2,5 (considerato che l’area di superficie per unità di massa aumenta con il decrescere della dimensione delle particelle).
In realtà, dalle numerosissime ricerche scientifiche internazionali, le micro e nanopolveri di biossido di titanio, silicio e quarzo, (come le nanopolveri di metalli pesanti di cui sopra) una volta inalate e/o ingerite, essendo molto spesso  più piccole di globulo rosso, di un batterio e, a volte anche di un virus, si distribuiscono nell’apparato circolatorio e si depositano in organi e tessuti umani,  innescando dei processi pro-infiammatori e pre-cancerosi. (ad esempio patologie cardiovascolari ed autoimmuni dovute all’infiammazione cronica, granulomatosi pre-cancerosa, etc). Inoltre sono numerosi gli studi scientifici che hanno evidenziato che l’inalazione di nanoparticelle inorganiche può causare modifiche al DNA e lo sviluppo di malattie neuro-degenerative (Demenze, malattia di Alzheimer, morbo del Parkinson, SLA) .  
L’International Agency for Research on Cancer ha già classificato il biossido di titanio come possibile cancerogeno per gli umani , classe 2b, se inalato. http://monographs.iarc.fr/ENG/Monographs/vol93/mono93-7.pdf e Agence nationale de sécurité sanitaire de l’alimentation, de l’environnement et du travail francese, ha già ufficialmente avviato, nell’ambito dei regolamenti dell’Unione europea,   la procedura di “Proposta di classificazione ed etichettatura relativa al processo di armonizzazione” per il diossido di titanio come cancerogeno 1B con frase d’azzardo H350i. La proposta avviata potrebbe comportare, a partire dal novembre  2017, l’adozione di restrizioni specifiche nell’utilizzo del biossido di titanio, specie in forma nanometrica.

Per ulteriori infirmazioni vedi: ANSES’s proposal for titanium dioxide to be classified as carcinogenic by inhalation submitted for public consultation  https://www.anses.fr/fr/node/122801

Allora perchè i Dipartimenti di Protezione Ambientale ignorano  questo rischio?
la risposta è molto semplice: 
NON COSTITUISCE PERICOLO TUTTO CIO’ CHE NON SI VEDE, SOLTANTO PERCHE’ NON ABBIAMO GLI STRUMENTI PER VEDERE !!!
Infatti le attuali strumentazioni in uso presso i Dipartimenti di Protezione Ambientale (ARPA, APAT, etc) non sono in grado di rilevare la presenza in atmosfera delle nanoparticelle inferiori a 0,1 micron , tutt’al più rilevano il PM1 o PM 0,5, ma mai nanoparticelle, a volte più piccole di un virus.
 
E Perchè il Ministero della Salute ignora questo rischio?
la risposta è sempre la stessa:  
NON COSTITUISCE PERICOLO TUTTO CIO’ CHE NON SI VEDE, SOLTANTO PERCHE’ NON ABBIAMO GLI STRUMENTI PER VEDERE !!!
basterebbe fare una semplice biopsia ad alcuni malati di cancro ed ai malati di malattie cardiovascolari o di infiammazione cronica, analizzare i tessuti prelevati con microscopio elettronico a scansione ambientale, associato ad uno  spettroscopio a dispersione di energia (purtroppo nel mondo sono ancora pochi i centri dotati di di questi microscopi) e che cosa potremmo trovare in alcuni organi bersaglio come reni, fegato, cuore, cervello e polmoni? : ……FRAMMENTI DI NANOPARTICELLE INORGANICHE DI MINERALI AD ALTA MASSA ATOMICA ED ELEVATA DENSITA’ !!!
autore: Bart Conterio

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