SARS-cov2: efficacia filtrante delle mascherine di comunità, artigianali e “fai da te” rispetto alle mascherine chirurgiche certificate ed ai dispositivi di protezione individuale (DPI)


Nella popolazione vi è molta confusione riguardo all’uso delle mascherine di comunità, mascherine chirurgiche certificate CE (norma UNI EN ISO 14683:2019) e dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) dovuta, in gran parte, all’improvvisazione di molti produttori e distributori di tali presidi e non solo: sono rimasto sconvolto dalle dichiarazioni, prive di ogni rigore scientifico, rilasciate dalla massima autorità italiana in tema della tutela della salute pubblica, ovvero il  Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità prof. Silvio Brusaferro, il quale, nel suo collegamento quotidiano in TV ha consigliato, per la popolazione generale, l’uso delle mascherine fatte in casa, con magliette, sciarpe o bandane: ( CLICCA QUI PER VEDERE IL VIDEO )

A tutto ciò si aggiunge la crescita esponenziale sul web della vendita di mascherine artigianali in tessuto di cotone, o in TNT (senza trattamento elettrostatico) che vengono pubblicizzate come presidi “anticoronavirus a norma di legge”. Per certi versi è una “frode al commercio legalizzata dallo Stato Italiano” in quanto è la stessa norma che favorisce questa sorta di “pubblicità ingannevole”: infatti, come previsto dall’articolo 16 comma 2 del DL del 17 marzo 2020, le mascherine di comunità non sono soggette a particolari certificazioni, possono essere  prive del marchio CE, non devono essere considerate né dei dispositivi medici, né dispositivi di protezione individuale e possono essere prodotte in deroga alle vigenti norme sull’immissione in commercio: PUO’ ESSERE CONSIDERATA “MASCHERINA DI COMUNITA'” QUALSIASI MASCHERINA PRODOTTA DA AZIENDE INDUSTRIALI O ARTIGIANALI O “FAI DA TE” E QUINDI ANCHE QUELLA CHE HA UN POTERE FILTRANTE MINIMO, COME AD ESEMPIO UNA BANDANA DI COTONE CHE FILTRA SOLTANTO L’ 1,6% DI MICROORGANISMI DA 0,3 NM.   
Ad esempio in Piemonte (una delle poche regioni del nord in cui l’epidemia continua a crescere), l’azienda Miroglio ha distribuito centinaia di mascherine agli operatori sanitari senza alcuna certificazione di “trattamento elettrostatico”, amplificando così la diffusione del coronavirus in molti Ospedali.

Anche qui a Lecce vedo spesso tante persone al supermercato, negli uffici postali e negli ambulatori medici, con indosso mascherine chirurgiche “non certificate CE” di fattura artigianale: mascherine nere o “colorate” realizzate in cotone oppure in TNT a trama larga ovvero una tipologia di “tessuto non tessuto” che generalmente viene impiegato nel settore della ristorazione e che è del tutto inefficace nella filtrazione del covid-19 in quanto è un tessuto sottoposto ad un semplice trattamento idrorepellente (e non elettrostatico). Anche la carta forno o alluminio non è indicata in quanto essendo impermeabile, rende impossibile la respirazione. La mascherina infatti deve essere indossata in modo che sia del tutto aderente intorno al viso, guance e naso.

Il coronavirus avendo un diametro medio di 0,1 nm e “viaggiando” su goccioline od aerosol di 0.5 nm, NON VIENE ASSOLUTAMENTE FILTRATO DA TESSUTI IN COTONE E FIBRE NATURALI, CALZE, SCIARPE, BANDANE, FAZZOLETTINI DI CARTA, ASSORBENTI INTIMI, MICROFIBRE IN POLIESTERE, VISCOSA, CANAPA, LINO, ETC.

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Consiglio quindi, a tutti coloro che vogliano produrre artigianalmente delle mascherine chirurgiche di comunità, di utilizzare esclusivamente dei tessuti prodotti con un particolare “trattamento elettrostatico” come ad esempio il TNT (tessuto non tessuto) a 4 veli con trama fitta. Il produttore del tessuto deve rilasciare la dichiarazione di conformità, sia riguardo al “trattamento elettrostatico” (e non un semplice trattamento idrorepellente) che al grado di filtrazione medio (< 0.07 nm).  Inoltre, queste mascherine in TNT non possono assolutamente essere lavate o inumidite perché perdono il loro effetto elettrostatico a contatto con liquidi o disinfettanti.

Qui di seguito allego una tabella dove potete verificare l’efficacia filtrante di alcune mascherine di comunità (mascherine artigianali, sartoriali e “fai da te”) rispetto alle mascherine chirurgiche certificate e ad altri DPI. Effectiveness-of-DIY-Mask-Materials-at-Capturing-0.3-Micron-Particles-1-992x1024

Come potete vedere dal grafico,  la bandana di cotone ha un efficacia filtrante nulla (solo dell 1,6%), una sciarpa di lana tra il 6-8%  ed una maglietta di cotone piegata in 2 strati arriva al 15%. E’ quindi evidente che tutti i presidi “fai da te” consigliati dal prof. Brusaferro hanno una capacità di filtraggio del covid-19 del tutto insufficiente, se paragonati ad una normale mascherina chirurgica (75%) o ad un facciale filtrante N95 (ovvero la nostra FFP3) che raggiunge il 96%.

Il tessuto “fai da te” che ha le migliori prestazioni è lo strofinaccio (48% di filtrazione), la tela canvas (di 1-1,2 mm di spessore) che raggiunge un grado di filtrazione del 49%  ed i filtri delle capsule del caffè che arrivano al 62% di filtrazione ed i filtri hepa delle aspirapolveri (83%), che comunque sconsiglio vivamente in quanto vi è il rischio di inalazione di fibre e sostanze tossiche. Un buon test, molto semplice da effettuare,  per verificare la capacità filtrante di un tessuto è quello della “luce intensa”: se la luce passa facilmente attraverso le fibre e si possono vedere le fibre e la trama, non è un buon tessuto. Mentre se la trama è “più densa” ed il tessuto è più spesso con fibre “tridimensionali” e la luce non lo attraversa così tanto, questo è il tessuto da utilizzare.

(Vedi la tabella seguente che riassume lo studio effettuato da Smartairfilters su diversi tessuti naturali e sintetici e che riporta la percentuale di filtrazione di  micropoveri sottili (PM1) dal diametro di 1.0 microns e di virus dal diametro di 0.3 microns, quindi un pò più grandi del coronavirus)

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Anche L’OMS nella recente pubblicazione del 29/01/20 non raccomanda l’uso di mascherine di cotone o di garza in nessuna circostanza (“…Cloth (e.g. cotton or gauze) masks are not recommended under any circumstance”).
Vi è solo una ricerca fatta in Cina in cui un particolare tessuto in cotone (trattato elettrostaticamente e quindi non lavabile) e piegato in 12 strati, ha garantito una discreta protezione (75% di filtrazione).

Quindi è quasi sempre sconsigliabile l’uso di mascherine artigianali e fai da te, in quanto i rischi possono essere maggiori rispetto ai benefici: questo perchè, la persona sentendosi più sicura e protetta (in realtà non lo è affatto) trascura altre forme di prevenzione del contagio come il distanziamento sociale ed altre misure più efficaci ed efficienti, oltre a portare le mani più volte sul viso, ad esempio per mettersi, aggiustarsi e togliersi la mascherina.

L’altro problema è che molte persone, anche se hanno la possibilità di reperire le semplici mascherine chirurgiche in TNT monouso (certificate con trattamento elettrostatico), stanno optando per le mascherine in cotone, in quanto sono convinte che le mascherine in cotone SIANO PIU’ RESISTENTI E FACILMENTE RIUTILIZZABILI: se l’utilizzazione di mascherine non a norma si diffonde, il cittadino comune non riuscirà più a riconoscere chi indossa effettivamente DPI certificati e chi mascherine inadeguate e rispetterà sempre meno il distanziamento sociale. Vi faccio un esempio: vi recate al supermercato e, mentre fate la fila vedete vicino a voi una persona senza mascherina: farete di tutto per mantenere il distanziamento sociale; se invece questa persona la vedete con indosso una mascherina chirurgica” vi sentite più protetti e quindi adottate minori precauzioni..non vi rendete conto che la mascherina chirurgica che lui indossa è in cotone (e non in TNT con trattamento elettrostatico): non avete la consapevolezza che questa persona e come se non “indossasse nulla”, che voi non siete assolutamente protetti dal contagio. Anche chi la usa pensa che una minima forma di protezione ci sia “…è meglio di niente”. Non immagina che è come se non indossasse nulla.

Tuttavia anche gli studi sull’effettiva capacità filtrante delle mascherine chirurgiche certificate sono limitati e contrastanti:
studi condotti a Seul avevano dimostrato che le maschere chirurgiche sono permeabili agli aerosol con un diametro da 0,9 a 3,1 µm. Il diametro delle particelle SARS-CoV è stato stimato tra 0,08 e 0,14 µm durante il primo focolaio di SARS nel 2002/3. Se le particelle di SARS-CoV-2 hanno le stesse dimensioni, si ritiene che le mascherine chirurgiche non hanno un ottimale capacità filtrante. Di parere opposto sono alcune ricerche condotte in Cina, (Lee SA, Grinshpun SA, Reponen T.) in cui le mascherine chirurgiche certificate, se indossate correttamente e perfettamente aderenti sul viso, (in particolare sulle guance e sul naso) possono essere equiparabili a livello di efficienza ed efficacia, ai facciali filtranti FFP2 ed N95.

Inoltre, durante l’epidemia da SARS,  sono stati condotti diversi studi scientifici tra il personale medico che indossava semplici mascherine chirurgiche e personale sanitario che indossava DPI (ffp2-ffp3): tali studi hanno evidenziato che tra i due gruppi di controllo non vi è stata una notevole differenza nel contrarre il virus SARS (un incremento del 2% d’infezioni tra il personale medico che indossava regolarmente le mascherine chirurgiche rispetto al gruppo che indossava DPI). L’aspetto sorprendente è stato che di questo 2% del personale medico che ha contratto l’infezione, circa il 90% non ha avuto sintomi significativi, ricoveri e complicanze. Appare quindi evidente che la semplice mascherina chirurgica non è detto che sia solo “altruista”. Dovrebbe essere specificato che può fungere da “vaccino” in grado di portare all’immunità chi le usa: non ci si riflette abbastanza sul fatto che l’uso di una semplice mascherina chirurgica non solo protegge “l’altro” dal contagio ma porta alla riduzione della dose infettiva chi la indossa, se “l’altro” è positivo e, di conseguenza, l’impatto della malattia: questo perchè il nostro organismo impara a riconoscere il virus attraverso una bassissima carica virale filtrata dalle mascherine chirurgiche. Questa carica può essere sufficiente a indurre una risposta immunitaria, che è effettivamente ciò che fa tipicamente un vaccino e, quindi, crea gli anticorpi in grado di difenderci, senza avere le controindicazioni ed effetti collaterali di un qualsiasi vaccino.

Per concludere appare evidente che gli unici dispositivi di protezione individuale che proteggono la persona che le usa dal contagio, sono soltanto i facciali filtranti FFP2-FFP3 ed N95.
Al fine di proteggere altre persone dal contagio, nel caso in cui, chi le indossa, fosse inconsapevolmente positivo, sarebbe opportuno che questi DPI siano senza valvola di espirazione: purtroppo l’assenza di valvola ne rende difficile l’uso per periodi prolungati. Una valida alternativa può essere costituita dall’uso di dispositivi FFP2-FFP3 ed N95 con valvola di esalazione “dotata di filtro in tnt a carica elettrostatica”, oppure mediante la sovrapposizione, agli stessi DPI, di una semplice mascherina chirurgica a norma.

Alla luce di queste considerazioni la mia speranza è che si arrivi, entro la fine del 2020, alla produzione di DPI certificati con tessuti lavabili e riutilizzabili di origine naturale o facilmente biodegradabili/riciclabili, in quanto l’impatto ambientale di questi presidi è ormai insostenibile, soprattutto per le future generazioni.  

dr.arch. BART CONTERIO

bioecologia dell’abitare, della salute, dell’ambiente e del benessere

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About Bart Conterio

Sono un bioarchitetto ed opero da oltre 25 anni nel settore specialistico della bioecologia dell'abitare, della salute, del benessere e dell'ambiente (abitare sostenibile, architettura bioclimatica, bioedilizia ed architettura del benessere, edilizia ad alta efficienza energetica) e dell' Hospitality & Wellness Design mediante un approccio progettuale "eco-minimalista" che esalta il valore della semplicità (.....doing more with less). Ho realizzato diversi interventi, sia in Italia che all’estero, prevalentemente nell’ambito della bio-edilizia residenziale, della progettazione turistico-ricettiva, ospitalità e benessere (hotel, eco B&B, bio-resort, SPA, wellness center, beauty farm) e del restauro architettonico di edifici di pregio storico-artistico, (dimore storiche, palazzi d'epoca, masserie) maturando una notevole esperienza di cantiere. Da diversi anni conduco ricerche sui temi della bioarchitettura olistica rivolta al miglioramento del benessere psicofisico e della salute, (Architettura del Benessere) dell’architettura bioclimatica in clima CSA ( clima temperato caldo mediterraneo a siccità estiva ) e dell'edilizia ad altissima efficienza energetica in zona climatica mediterranea ( nZEB, ovvero "edifici ad energia quasi zero", case in classe A4, case passive, Passivhaus, edifici Energy Plus, case solari per climi temperati ), progettando soluzioni innovative in grado di garantire un’alta qualità abitativa, soprattutto in termini di comfort, a costi estremamente accessibili. Alcuni dei miei progetti sono stati pubblicati sulle seguenti riviste e pubblicazioni di settore: Ottagono, Modulo, Abitare, Suite, Hotel Domani, Condé Nast-Traveller, Detail, Vogue, Time, Forbes, Cosmopolitan, Vanity Fair, World of Interior, Wall Street Journal Magazine, New York Times, Luxury Travel Magazine, WWD, AD, Biocasa, Turismo d’Italia, Code, Bravacasa, Ambiente Casa, Case architetture, Impianti Building.

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